Coreografie in voga!

Ci sono quelle coreografie che, viste anche una sola volta, non escono più dalla testa, tanto che, incuranti di quanto titanica appaia l’impresa, non si può fare a meno di dire: “Sarà mia!”

Parliamo di due esempi che riassumono bene il concetto: “What do you say” e “Borrow my heart”.

Due balli molto diversi, ma che hanno in comune un nutrito numero di counts e sequenze di una certa complessità, che si uniscono a una particolare perfezione nella corrispondenza fra passi ed accenti musicali, il che le rende dei ‘must have’ del proprio bagaglio di line dance.

“What do you say” fu presentata al concorso El Barn d’en Greg a Rubí, Spagna, nel 2011, dal team Strikes, sorprendentemente piazzandosi solo al 20° posto, ma in seguito è stata ripresa più volte da David Villelas ed altri noti line dancers, che con le loro interpretazioni hanno contribuito a diffonderla presso gli amanti dello stile Catalan.

Ad oggi è senz’altro una delle coreografie più originali di questo filone, soprattutto in considerazione della sua “età”, e continua ad essere molto amata anche grazie al bellissimo (e intramontabilmente romantico) brano di Dierks Bentley, “Fiddlin’ Around”, con meravigliosi virtuosismi di violino su cui i giri rapidissimi composti da sequenze di rock a prova di capogiro cadono alla perfezione.

Per imparare “What do you say” non occorre grande perizia tecnica, i passi sono mediamente semplici, ma le sequenze, molto veloci (e lunghe, per un totale di 96 counts su due muri) mettono alla prova l’accuratezza che deve invece essere alta, pena il privare l’esecuzione di quella pulizia e fluidità di movimenti che è necessaria per restituire la coreografia in tutta la sua minuziosa bellezza. Ma è senz’altro alla portata di tutti, e una volta fatta propria, si incastra talmente bene nella memoria (e nella musica) che basta sentire le prime note del brano di Bentley perché i piedi si muovano in totale sicurezza.

“Borrow my Heart” è, invece, una di quelle coreografie che taluni (leggi la sottoscritta) chiamano “coreografie mostro”, dove di mostruoso c’è il non solo il numero di counts, ben 208 tra parte A, parte B e tags (perché naturalmente è una phrased line dance), ma anche la quantità di RAM del cervello che occorre per impararla e, soprattutto, ricordarla.

A parte l’ironia (che evapora la prima volta che si legge lo script), “Borrow my Heart”, ideata da Teo Lattanzio e presentata dai Renegade Country Friends a Voghera Country Festival  nel 2018, dove si è meritatamente guadagnata il 2° posto, è davvero una coreografia completa, con passi complessi ed altri meno, ma tutti assolutamente perfetti musicalmente e composti in sequenze armoniose e particolarmente belle da vedere (ed eseguire).

La particolarità del brano di Taylor Henderson, dal titolo omonimo, è quella di alternare, anche in modo repentino, momenti lenti in cui domina la melodia ad altri molto ritmati in cui la musica si fa più potente e vibrante. Questi cambi di intensità danno alla coreografia una piacevole varietà e si prestano ad essere interpretati con un alto grado di personalizzazione. Naturalmente anche qui la complessità di alcune sequenze richiede precisione senza perdere fluidità, che non è sempre un risultato scontato, ma di sicuro, “Borrow my Heart” non è una coreografia che potrà mai annoiare.

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2020-06-12T13:31:59+02:00